MM: Metodo Mele per l’analisi delle FanFiction (o dei commenti)

(Si aggrappa al tavolo)
Mi accingo (pausa) ad una fatica tremenda. (Mano tremante)
Una bella analisi testuale!
E visto che il mio comandamento è: mai criticare (apertamente) le fan fiction d’altri, ne critico una mia. Olè!
Quindi toglietevi le scarpe, zittite i bambini (che sarebbe meglio lasciare a casa), perché vi apprestate ad entrare nel mio laboratorio.
Colla forza d’abisso (Harry Potter; Slash HarryxDraco; Rating R- più o meno.)
I link utili: la storia su EFP, dove potete leggerla coi commenti senza loggarvi;
I commenti su NA.
Storia della storia:
È nata agli inizi di giugno, durante una delle mie assidue visitine alla classe di canto del conservatorio. Causa di questo grande male (una volta si diceva “ispirazione”): le lezioni di canto e il fatto che io stessi preparando il saggio, quindi avessi martellante nelle orecchie la mia aria.
Quindi saltò fuori un miscuglio del genere: Recitativo e Aria Armida dispietata… Lascia ch’io pianga (Rinaldo, Haendel); Tra voi belle (Manon Lescaut, Puccini), Valzer di Musetta (La Boheme, Puccini), Il bacio (Arditi), Selva opaca (Guglielmo Tell, Rossini), Ogne pena cchiù spiatata (Lo frate’nnamorato, Pergolesi) (Che non ho sentito in conservatorio, né stavo cantando. Ma, cavolo, avrò pur il diritto di distrarmi un po’ anch’io?)
Perché è così importante specificare le fonti? Per le loro caratteristiche: sono <i>cantate</i> e sono <i>in versi</i>.
Quindi io nello scrivere qualcosa che si presumeva in prova, sono stata ispirata da poesia.
Qual è la differenza tra prosa e poesia? Oddio, troppo difficile. Diciamo che, sfrondando, una delle caratteristiche della poesia è non ridursi mai al contenuto, ma ricercare una forma e un linguaggio adeguati ad esso.
Come la maggior parte di voi non sa, perché non mi conosce, la mia “attività letteraria” (se così si può definire) inizia da poeta, non da prosatore (ecco perché nei temi ho sempre fatto abbastanza schifo). Il mio fine, da quando ho quattordici miseri anni, è riuscire a rendere la mia prosa poesia.
Cavolo, dico che Colla forza d’abisso non è il risultato, ma contiene la chiave per raggiungerlo. E qui potrei interrompermi.
Ma andiamo avanti.
La trama.
Intro: “Draco vorrebbe non esser più. Harry, che qui lo trattiene, donagli l’annullamento ch’egli vuole. Ma vorrebbe far vincere in lui il desiderio d’esistere. Insieme”
È stata modificata leggermente per questioni “ritmiche” appena dopo la pubblicazione del primo capitolo. A dopo le critiche su intro e titolo.
La storia è abbastanza banale: avete presente quei drammoni in cui uno dei protagonisti va in crisi esistenziale e si salva grazie all’Ammmoooreeh? Ecco. Qui in crisi è Draco, Potter è la fata turchina e si spreca l’autocommiserazione e il valium. L’intro dice tutto. Sul serio.
È una di quelle storie che mi fanno venire il latte alle ginocchia. Ma almeno è breve. O meglio, non è troppo lunga.
La struttura.
I capitoli sono numerati cronologicamente, ma la loro disposizione segue l’ordine in cui li ho immaginati:
1: Capitolo 3
2: Capitolo 1
3: Capitolo 4
4: Capitolo 2
Il quarto capitolo è nato a storia già iniziata. Anche se è cronologicamente il secondo, ha un po’ il sapore del missing moment o dell’epilogo.
La scelta della disposizione non è stata cosciente ma istintiva. Che poi ci sia un ordine logico, addirittura una circolarità in essa… beh, è capitato.
Cosa succede: nel primo si racconta del momento di massima tensione tra Harry e Draco; nel secondo l’incontro tra gli stessi, quando Harry decide di fare la corte a Draco; nel terzo il momento di crisi risolutiva; nel quarto la svolta nel rapporto tra loro. (È monotona: crisi, crisi, crisi e… tah dah! Crisi!)
Lo stile.
Dal capitolo primo (3):
I: “Doveva stare attento, attento. Harry sapeva essere insistente, e quella settimana avevano già litigato una volta.
<i>Harry si era passato le mani sul viso “Draco, perché non mi parli?” esasperato stanco – Draco aveva sentito la paura in gola aveva digrignato i denti – se Harry non avesse deciso di lasciar cadere il discorso forse forse…</i>
Le sue spalle tremarono, sentì il respiro bloccarsi in gola. Fu solo un momento. Sperò che Harry non gli chiedesse nulla.”
II, Occhio, è la scena della Lemon!:
“Anche se
(Harry gli strattonò i fianchi, Draco si spinse verso di lui, sentì il suo glande morbido e scivoloso scorrere sue e giù sopra i suoi nervi sovreccitati, sopra i suoi muscoli ormai impazienti)
Si sentiva imprigionato, soffocato
(strinse i denti, -Dai, dai…- lo pregò, incrociò le braccia sotto la fronte e cercò di intercettare i suoi movimenti, di infilarselo dentro mentre lui continuava a muoverlo cosi e a)
Quando Harry non c’era, o era arrabbiato e non voleva fare sesso, o gli proponeva di uscire, o gli diceva che forse un lavoro l’avrebbe distratto, o…, o…
(ridere. Poi Harry gli strinse forte i fianchi, lo immobilizzò. Si sistemò meglio tra i suoi polpacci, iniziò a spingere. Scivolò via ancora una volta)
Si sentiva soffocato da tutto e Harry sembrava una buona via di fuga, ma anche lui era una catena, perché lui avrebbe solo voluto andarsene via, via, via dal mondo, ma Harry erano ormai anni che lo teneva legato a–
(Harry si alzò un poco. Spinse di nuovo la sua punta contro i muscoli. Draco si aprì quanto poteva e questa volta lui iniziò ad entrare)
Legato a quel letto,
(Draco si rilassò man mano lo sentiva entrare, la sua voce vibrava roca e bassa nella sua bocca aperta.)
Legato a quello che più simile all’annullamento lui gli potesse dare.”
Dal capitolo secondo (1):
“Harry avrebbe voluto riposare la mente, ma ogni volta che tentava di creare buio grigio dietro gli occhi, immagini sconnesse di ricordi e fini preoccupazioni iniziavano ad attorcigliarsi e sciogliersi come voli di mosche.
Malfoy aveva cortissimi capelli sulla nuca piegava la testa sul suo compito (Utilizzo delle creature magiche nelle pratiche oscure, loro riabilitazione: esempi.) due banchi avanti uno a destra
Harry aveva finito abbastanza in fretta. Guardandolo, aveva ricordato che lui non avrebbe avuto voto di pratica di DADA, una distinzione voluta dal ministero per chi era stato dalla “parte sbagliata”. Più Harry ci pensava, più la trovava una stronzata.
Malfoy aveva cortissimi capelli sulla nuca appena più lunghi sulla testa onde chiare onde scure luce giocava colla lunghezza
Orecchi bella forma sembravano un po’ a sventola così scoperti pelle trasparente in controluce
Pelle quasi chiara come la camicia bianca collo cervicale poi la stoffa”
Dal capitolo terzo (4):
“Lui voleva solo fuggirla. Nessuno glielo permetteva.
Harry glielo aveva impedito l’unica volta che avrebbe davvero potuto farla finita. Harry (che ogni tanto sembrava rimproverargli di voler star male, che forse lo pensava) era libertà e catena che ormai non aveva più forza (la voglia) di spezzare.
Draco sentì che non riusciva più a reggere, come se ormai tutto fosse venuto a galla, come se ormai il suo malessere lo impantanasse, come se i suoi mostri ormai l’avessero raggiunto.
Harry, il corpo solido (su cui abbandonarsi), la spalla (su cui poggiare la fronte), il braccio (da cui farsi stringere). Erano lì.
E se ormai era tardi per scappare, lui che non voleva stare male, forse era il momento di provare se suo padre avesse ragione. Se Harry fosse forte abbastanza. Se Harry lo amasse abbastanza.”
Dal capitolo quarto (2):
“Harry gli era sempre sembrato sul punto di… (toccarmi stringermi baciarmi), per quanto cercasse di sottrarsi alle sue mani e per questo
Draco gli afferrò con forza, rabbia e odio il polso.
per questo aveva tentennato, per questo aveva fatto passare tutti quei mesi prima di decidere di farlo, perché
Harry lo strinse di più, gli graffiò la pelle coi denti, anche lui arrabbiato, anche lui titubante, spaventato.
perché non poteva negare che le sue premure lo distraessero (anche se ti odio è colpa tua è iniziato per colpa tua), che quasi gli togliessero ogni peso dalla mente (non dal cuore, era un inganno), soprattutto se per troppo tempo la loro pelle rimaneva a contatto.
Come se giocasse con lui, come se tenerlo in bilico fosse divertente. Senza motivo. Non c’era un perché se non lo voleva lasciare solo, non c’era un perché se lo voleva vivo.”
Espedienti:
Testo normale/ in corsivo/ tra parentesi: sono distinzioni sul piano del narratore, principalmente. La tranquilla terza persona, il pov, e… le parentesi? O sono incisi (incisi lunghi) o sono due frasi pronunciate assieme.  Et voilà.
Enjambement: della serie “combattiamo i puntini di sospensione!”, in realtà miei cari amici. Ha la stessa funzione che ha in poesia: rimarca una pausa o ne inserisce una. Fa un effetto singhiozzante, che a qualcuno non piace. Amen.
Pov  (dicasi stream of consciousness) senza punteggiatura: roba vecchia di cent’anni.
Paratassi e ipotassi, cioè metto punteggiatura quando mi capita. Ovviamente non è così. Non sono arrivata ancora al “verso” nella prosa, ma ovviamente il ritmo delle frasi è molto importante. Poi c’è l’eterna battaglia della virgola prima della “e”, ma quello è un altro discorso.
Qualcos’altro?
Ah, sì. Soggetto/Oggetto, cioè come uso un personaggio in un paragrafo. Per esempio nella scena della Lemon del primo capitolo. È una roba contortissima, lo ammetto, tra azioni di uno e pensieri/azioni dell’altro. Un casino che mette concitazione/ansia e fastidio. La prima voluta, il secondo dipende. Se poi lo unisco agli enjambement, che invece rallentano la lettura, la frittata è fatta!
Critiche/critichine/critichette:
Non citerò i nomi dei commentatori, perché non ho chiesto loro il permesso, però basta che andiate sul link di NA e potrete godervi i commenti.
Sull’intro
Mi si accusa di non averla scritta in italiano e di non averla riletta.
Dov’è il problema? Nel “donagli”, presumo, che non è un imperativo (Tu! Dona a lui!), ma un mite indicativo ( egli dona a lui). Così mi è uscito dalle dita, ma non è approdato tranquillamente in internet: è passato al vaglio della mia coscienza, dei precedenti letterari (in un articolo di Boito che leggevo per la tesina lui scriveva “ti scanna!”, che è imperativo (“scannati!”) e non indicativo come sembra), dell’approvazione di Rochan.
Sul titolo
Esatto, persino sul titolo. Prima critica: il “colla”, che la maggior parte della gente ha scambiato per la còlla, quella che si sniffa. Volevo dire, quella che si usa per incollare.
Poi ho fatto presente che era la citazione di un verso (“Armida dispietata! colla forza d’abisso,/ rapimmi al caro Ciel dei miei contenti…” toh, un “mi rapì” con complemento post posto.), come scrivevo all’inizio del primo capitolo.
Ah, mi sono dimenticata: queste due gentili persone non avevano letto la storia. La signorina del “ “colla”????? ”, poi lo ha fatto, le altre sue critiche sono più sotto.
Un’altra gentile lettrice, docente di lettere, come mi specifica, fa notare che essendo una citazione dovrei virgolettare. Scusate il tono cafone: Eeeeh?! Devo auto virgolettarmi il titolo?
Non ho mai visto una Song-fic con il titolo virgolettato. Scusate l’ignoranza, se sto sbagliando, ma ormai il titolo è roba mia, non è più una semplice citazione.
Torniamo alla “colla”. Mi dicono: va bene nel titolo, ma nel testo è meglio evitarlo, perché non è italiano. Ok. Sto bruciando la mia grammatica e il mio Zanichelli. Perché riportano cose non in italiano. Le pagine plastificate fanno delle fiammate stupende.
Poi, sempre sul “colla” e sul fatto che sia citato da un Recitativo, dovrei dividere l’ambito musicale e quello letterario, perché le fan fiction non si leggono ad alta voce.
Peccato. Le mie sono fatte per essere lette ad alta voce. (Piccola parentesi: succede solo a me di sentire in testa le parole che leggo tra me e me? Sarebbe la prova dell’esistenza del fantomatico “omino del cervello”…)
Oppure colla è un’inutile arcaismo. Occielo, e io che pensavo fosse colloquiale.
Allora, anche la mia professoressa di italiano mi segnava l’ondina sotto il “colla” nei temi, ma ditemi: le fan fiction sono temi? Io le considero testi letterari e mi concedo le mie licenze poetiche.
Una cosa che non è assolutamente piaciuta è stata la “frammentazione”: la lettura non è fluida, scorrevole, ci sono increspature e pause secche che danno fastidio. Mi si prescrive l’uso di una beta.
Qui stringo la mano e calo il sipario. Perché la frammentazione è il succo della storia, dalla struttura alla sintassi. Devo riscrivere tutto, quindi. Beeene.
(Si aggrappa al tavolo)
Mi accingo (pausa) ad una fatica tremenda. (Mano tremante)
Una bella analisi testuale!
E visto che il mio comandamento è: mai criticare (apertamente) le fan fiction d’altri, ne critico una mia. Olè!
Quindi toglietevi le scarpe, zittite i bambini (che sarebbe meglio lasciare a casa), perché vi apprestate ad entrare nel mio laboratorio.
Colla forza d’abisso (Harry Potter; Slash HarryxDraco; Rating R- più o meno.)
I link utili: la storia su EFP, dove potete leggerla coi commenti senza loggarvi;
I commenti su NA.
Storia della storia.
È nata agli inizi di giugno, durante una delle mie assidue visitine alla classe di canto del conservatorio. Causa di questo grande male (una volta si diceva “ispirazione”): le arie cantate durante le lezioni di canto e il fatto che io stessi preparando il saggio, quindi avessi martellante nelle orecchie la mia aria.
Quindi saltò fuori un miscuglio del genere: Recitativo e Aria Armida dispietata… Lascia ch’io pianga (Rinaldo, Haendel); Tra voi belle (Manon Lescaut, Puccini), Valzer di Musetta (La Boheme, Puccini), Il bacio (Arditi), Selva opaca (Guglielmo Tell, Rossini), Ogne pena cchiù spiatata (Lo frate’nnamorato, Pergolesi) (Che non ho sentito in conservatorio, né stavo cantando. Ma, cavolo, avrò pur il diritto di distrarmi un po’ anch’io?)
Perché è così importante specificare le fonti? Per le loro caratteristiche: sono cantate e sono in versi.
Quindi io nello scrivere qualcosa che si presumeva in prosa, sono stata ispirata da poesia.
Qual è la differenza tra prosa e poesia? Oddio, troppo difficile. Diciamo che, sfrondando, una delle caratteristiche della poesia è non ridursi mai al contenuto, ma ricercare una forma e un linguaggio adeguati ad esso.
Come la maggior parte di voi non sa, perché non mi conosce, la mia “attività letteraria” (se così si può definire) inizia da poeta, non da prosatore (ecco perché nei temi ho sempre fatto abbastanza schifo). Il mio fine, da quando ho quattordici miseri anni, è riuscire a rendere la mia prosa poesia.
Cavolo, dico che Colla forza d’abisso non è il risultato, ma contiene la chiave per raggiungerlo. E qui potrei interrompermi.
Ma andiamo avanti.
La trama.
Intro: “Draco vorrebbe non esser più. Harry, che qui lo trattiene, donagli l’annullamento ch’egli vuole. Ma vorrebbe far vincere in lui il desiderio d’esistere. Insieme”
È stata modificata leggermente per questioni “ritmiche” appena dopo la pubblicazione del primo capitolo. A dopo per le critiche su intro e titolo.
La storia è abbastanza banale: avete presente quei drammoni in cui uno dei protagonisti va in crisi esistenziale e si salva grazie all’Ammmoooreeh? Ecco. Qui in crisi è Draco, Potter è la fata turchina e si spreca l’autocommiserazione e il valium. L’intro dice tutto. Sul serio.
È una di quelle storie che mi fanno venire il latte alle ginocchia e le ovaie gonfie. Ma almeno è breve. O meglio, non è troppo lunga.
La struttura.
I capitoli sono numerati cronologicamente, ma la loro disposizione segue l’ordine in cui li ho immaginati:
1: Capitolo 3
2: Capitolo 1
3: Capitolo 4
4: Capitolo 2
Il quarto capitolo è nato a storia già iniziata. Anche se è cronologicamente il secondo, ha un po’ il sapore del missing moment o dell’epilogo.
La scelta della disposizione non è stata cosciente ma istintiva. Che poi ci sia un ordine logico, addirittura una circolarità in essa… beh, è capitato.
Cosa succede: nel primo si racconta del momento di massima tensione tra Harry e Draco; nel secondo l’incontro tra gli stessi, quando Harry decide di fare la corte a Draco; nel terzo il momento di crisi risolutiva; nel quarto la svolta nel rapporto tra loro. (È monotona: crisi, crisi, crisi e… tah dah! Crisi!)
Lo stile.
Dal capitolo primo (3):
I: “Doveva stare attento, attento. Harry sapeva essere insistente, e quella settimana avevano già litigato una volta.
Harry si era passato le mani sul viso “Draco, perché non mi parli?” esasperato stanco – Draco aveva sentito la paura in gola aveva digrignato i denti – se Harry non avesse deciso di lasciar cadere il discorso forse forse…
Le sue spalle tremarono, sentì il respiro bloccarsi in gola. Fu solo un momento. Sperò che Harry non gli chiedesse nulla.”
II, Occhio, è la scena della Lemon!:
“Anche se
(Harry gli strattonò i fianchi, Draco si spinse verso di lui, sentì il suo glande morbido e scivoloso scorrere sue e giù sopra i suoi nervi sovreccitati, sopra i suoi muscoli ormai impazienti)
Si sentiva imprigionato, soffocato
(strinse i denti, -Dai, dai…- lo pregò, incrociò le braccia sotto la fronte e cercò di intercettare i suoi movimenti, di infilarselo dentro mentre lui continuava a muoverlo cosi e a)
Quando Harry non c’era, o era arrabbiato e non voleva fare sesso, o gli proponeva di uscire, o gli diceva che forse un lavoro l’avrebbe distratto, o…, o…
(ridere. Poi Harry gli strinse forte i fianchi, lo immobilizzò. Si sistemò meglio tra i suoi polpacci, iniziò a spingere. Scivolò via ancora una volta)
Si sentiva soffocato da tutto e Harry sembrava una buona via di fuga, ma anche lui era una catena, perché lui avrebbe solo voluto andarsene via, via, via dal mondo, ma Harry erano ormai anni che lo teneva legato a–
(Harry si alzò un poco. Spinse di nuovo la sua punta contro i muscoli. Draco si aprì quanto poteva e questa volta lui iniziò ad entrare)
Legato a quel letto,
(Draco si rilassò man mano lo sentiva entrare, la sua voce vibrava roca e bassa nella sua bocca aperta.)
Legato a quello che più simile all’annullamento lui gli potesse dare.”
Dal capitolo secondo (1):
“Harry avrebbe voluto riposare la mente, ma ogni volta che tentava di creare buio grigio dietro gli occhi, immagini sconnesse di ricordi e fini preoccupazioni iniziavano ad attorcigliarsi e sciogliersi come voli di mosche.
Malfoy aveva cortissimi capelli sulla nuca piegava la testa sul suo compito (Utilizzo delle creature magiche nelle pratiche oscure, loro riabilitazione: esempi.) due banchi avanti uno a destra
Harry aveva finito abbastanza in fretta. Guardandolo, aveva ricordato che lui non avrebbe avuto voto di pratica di DADA, una distinzione voluta dal ministero per chi era stato dalla “parte sbagliata”. Più Harry ci pensava, più la trovava una stronzata.
Malfoy aveva cortissimi capelli sulla nuca appena più lunghi sulla testa onde chiare onde scure luce giocava colla lunghezza
Orecchi bella forma sembravano un po’ a sventola così scoperti pelle trasparente in controluce
Pelle quasi chiara come la camicia bianca collo cervicale poi la stoffa
Dal capitolo terzo (4):
“Lui voleva solo fuggirla. Nessuno glielo permetteva.
Harry glielo aveva impedito l’unica volta che avrebbe davvero potuto farla finita. Harry (che ogni tanto sembrava rimproverargli di voler star male, che forse lo pensava) era libertà e catena che ormai non aveva più forza (la voglia) di spezzare.
Draco sentì che non riusciva più a reggere, come se ormai tutto fosse venuto a galla, come se ormai il suo malessere lo impantanasse, come se i suoi mostri ormai l’avessero raggiunto.
Harry, il corpo solido (su cui abbandonarsi), la spalla (su cui poggiare la fronte), il braccio (da cui farsi stringere). Erano lì.
E se ormai era tardi per scappare, lui che non voleva stare male, forse era il momento di provare se suo padre avesse ragione. Se Harry fosse forte abbastanza. Se Harry lo amasse abbastanza.”
Dal capitolo quarto (2):
“Harry gli era sempre sembrato sul punto di… (toccarmi stringermi baciarmi), per quanto cercasse di sottrarsi alle sue mani e per questo
Draco gli afferrò con forza, rabbia e odio il polso.
per questo aveva tentennato, per questo aveva fatto passare tutti quei mesi prima di decidere di farlo, perché
Harry lo strinse di più, gli graffiò la pelle coi denti, anche lui arrabbiato, anche lui titubante, spaventato.
perché non poteva negare che le sue premure lo distraessero (anche se ti odio è colpa tua è iniziato per colpa tua), che quasi gli togliessero ogni peso dalla mente (non dal cuore, era un inganno), soprattutto se per troppo tempo la loro pelle rimaneva a contatto.
Come se giocasse con lui, come se tenerlo in bilico fosse divertente. Senza motivo. Non c’era un perché se non lo voleva lasciare solo, non c’era un perché se lo voleva vivo.”
Espedienti:
Testo normale/ in corsivo/ tra parentesi: sono distinzioni sul piano del narratore, principalmente. La tranquilla terza persona, il pov, e… le parentesi? O sono incisi (incisi lunghi) o sono due frasi pronunciate assieme.  Et voilà.
Enjambement: della serie “combattiamo i puntini di sospensione!”, in realtà miei cari amici. Ha la stessa funzione che ha in poesia: rimarca una pausa o ne inserisce una. Fa un effetto singhiozzante, che a qualcuno non piace. Amen.
Pov  (dicasi stream of consciousness) senza punteggiatura: roba vecchia di cent’anni.
Paratassi e ipotassi, cioè metto punteggiatura quando mi capita. Ovviamente non è così. Non sono arrivata ancora al “verso” nella prosa, ma ovviamente il ritmo delle frasi è molto importante. Poi c’è l’eterna battaglia della virgola prima della “e” (e del “ma”…), ma quello è un altro discorso.
Qualcos’altro?
Ah, sì. Soggetto/Oggetto, cioè come uso un personaggio in un paragrafo. Per esempio nella scena della Lemon del primo capitolo. È una roba contortissima, lo ammetto, tra azioni di uno e pensieri/azioni dell’altro. Un casino che mette concitazione/ansia e fastidio. La prima voluta, il secondo dipende. Se poi lo unisco agli enjambement, che invece rallentano la lettura, la frittata è fatta!
Critiche/critichine/critichette:
Non citerò i nomi dei commentatori, perché non ho chiesto loro il permesso, però basta che andiate sul link di NA e potrete godervi i commenti. Pubblici, visto che non c’è bisogno di login.
Sull’intro
Mi si accusa di non averla scritta in italiano e di non averla riletta.
Dov’è il problema? Nel “donagli”, presumo, che non è un imperativo (Tu! Dona a lui!), ma un mite indicativo ( egli dona a lui). Così mi è uscito dalle dita, ma non è approdato tranquillamente in internet: è passato al vaglio della mia coscienza, dei precedenti letterari (in un articolo di Boito che leggevo per la tesina lui scriveva “ti scanna!”, che è imperativo (“scannati!”) e non indicativo come sembra), dell’approvazione di Rochan.
Sul titolo
Esatto, persino sul titolo. Prima critica: il “colla”, che la maggior parte della gente ha scambiato per la còlla, quella che si sniffa. Volevo dire, quella che si usa per incollare.
Poi ho fatto presente che era la citazione di un verso (“Armida dispietata! colla forza d’abisso,/ rapimmi al caro Ciel dei miei contenti…” toh, un “mi rapì” con complemento post posto.), come scrivevo all’inizio del primo capitolo.
Ah, mi sono dimenticata: queste due gentili persone non avevano letto la storia. La signorina del “ “colla”????? ”, poi lo ha fatto, le altre sue critiche sono più sotto.
Un’altra gentile lettrice, docente di lettere, come mi specifica, fa notare che essendo una citazione dovrei virgolettare. Scusate il tono cafone: Eeeeh?! Devo virgolettarmi il titolo?
Non ho mai visto una Song-fic con il titolo virgolettato. Scusate l’ignoranza, se sto sbagliando: ormai il titolo è roba mia, non è più una semplice citazione.
Torniamo alla “colla”. Mi dicono: va bene nel titolo, ma nel testo è meglio evitarlo, perché non è italiano. Ok. Sto bruciando la mia grammatica e il mio Zanichelli. Perché riportano cose non in italiano. Le pagine plastificate fanno delle fiammate stupende.
Poi, sempre sul “colla” e sul fatto che sia citato da un Recitativo, dovrei dividere l’ambito musicale e quello letterario, perché le fan fiction non si leggono ad alta voce.
Peccato. Le mie sono fatte per essere lette ad alta voce. (Piccola parentesi: succede solo a me di sentire in testa le parole che leggo tra me e me? Sarebbe la prova dell’esistenza del fantomatico “omino del cervello”…)
Oppure colla è un’inutile arcaismo. Occielo, e io che pensavo fosse colloquiale.
Allora, anche la mia professoressa di italiano mi segnava l’ondina sotto il “colla” nei temi, ma ditemi: le fan fiction sono temi? Io le considero testi letterari e mi concedo le mie licenze poetiche.
Una cosa che non è assolutamente piaciuta è stata la “frammentazione”: la lettura non è fluida, scorrevole, ci sono increspature e pause secche che danno fastidio. Mi si prescrive l’uso di una beta.
Qui stringo la mano e calo il sipario. Perché la frammentazione è il succo della storia, dalla struttura alla sintassi. Devo riscrivere tutto, quindi. Beeene.

2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Lily
    Lug 18, 2009 @ 13:36:29

    alla fine ho letto tutto😄 guarda veramente alla gente ignorante direi un bel : “Fuffa!” e un bel “Arrangiati se sei scemo!”, scusa se mi infervoro ma è un po’ come se avessero criticato una mia ff, non so perchè😄 Forse perchè ogni tanto anche io me ne esco con testi del genere solo che none ssendo ff ma solo “pensieri” non li pubblico, ovviamente. Credo che i tuoi commenti siano stati eselmplari -.- non siamo piò all’accademia della crusca! sveglia! qui si fa letteratura e con la nostra letteratura possiamo farci quel che ci pare finchè essa emoziona in primis noi scrittori e poi dei VERI lettori, quelli col cervello aperto non seppellito sotto anni di cazzate tutte uguali. Pensate anche solo al futurismo, o all’esmetismo: se avessero detto ad Ungaretti che le sue poesie eano “troppo corte e senza rima” e lui fosse stato a sentirli ci saremmo persi la mia poesia preferita! (“Mattino” per la cronaca) quindi un bel “vaffa” ci sta è_é

    Rispondi

    • palanmelen
      Lug 21, 2009 @ 23:58:25

      Ecco, avevo detto che ti rispondevo qui, invece ho detto tutto su NA…
      Cooomunque. Wow, mi piace che qualcuno si infervori per me.
      Sì, si fa letteratura, e come Madame de Staël bacchettava i classicisti, i fan writers si bacchettano tra loro. Ecco, noi due ci siamo trovate come gusto letterario (guarda caso, l’Ermetismo è una delle mie correnti preferite). Non mi fermerò mai al “troppo corto e senza rima”, di questo puoi starne certa. Anche se ormai questo nuovo stile mi piace così tanto e mi lascia una così grande libertà d’espressione (giusto oggi stavo cercando di scrivere una cosa e non mi è uscita finché non ho messo una parentesi. Magari è una cosa negativa), che credo diventerà il mio prediletto. Sperando di non fare pasticci.
      Ehi, per fortuna avevo già detto tutto!
      A rileggerci!

      Rispondi

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