Palanmelen's Blog

02/06/2010

Elenco vario dopo il primo mese di quest’anno

Archiviato in: Nuovo sotto il sole, Questioni di stile altrui — palanmelen @ 9:52 pm

1
Ci voleva la Ele-Calciatrice (ormai devo distinguerle per mestiere, i numeri non mi bastano più) a tirarmi su il morale. Con questa cosina qui.
Ma è solo una mia impressione o ai miei coetanei piacciono le tette piccole (lasciando da parte la conferma che mi diede mio cugino tempo fa, perché lui è del ’94 – o ’93? -, che è già un’altra generazione. Ragazzini che sembrano dell’altra sponda e girano colle foto delle compagne in topless sul cellulare… -E qui scapperebbe la domanda bastarda : “ma sei sicuro che sia una ragazza… no, perché… ha più pettorali che seno…”)?
Ora sono 84 – 104 (e qualcosa…), che è una semi – fortuna, visto che la IVD è quasi introvabile, mentre la VD è già più comune (Sì, i modelli sono quelli che sono e i colori bianco e carnicino… ma pazienza. Se mi serviranno diversi, li tingerò.). Sì, la V mi è larga, ciò significa che mi scivola in tutto in avanti. No, non la posso stringere, o quando canto mi sego le costole.
Oh, i venti centimetri che mi mancano in altezza dovevo pur recuperarli da qualche altra parte, no?
Ascoltate bene la canzone. Sapete cosa sono arrivata a spendere per due reggiseni (che non porterò più perché sono piccoli, merda!)? € 100. In saldo. Voglio dedurli dalle tasse!

2
Ma avete sentito tutto quel casino sulla scuola “di Bergamo” che ha adottato il badge?
Allora, prima di tutto non è una “scuola di Bergamo”, ma è l’Itis che c’è a duecento metri da casa mia. A Seriate. (il confine con Bergamo è a cinquecento metri da casa mia, ricordo XDDD.)
Ma non è questo il punto.
Il punto è che il Sarpi è al secondo anno di badge. E tutti se ne sono strafregati!
Ma insomma! Il Sarpi! Il Sarpi vale meno di un Itis (anche se è l’Itis di Seriate… una scuola coi controcazzi)!
Protesto!

3
Di Pietro ha le manie di grandezza. Si crede Berlusconi, da quando hanno iniziato a girare tutte quelle foto / notizie su storie poco chiare del suo passato.
Ma va’, va’, va’ da un logopedista!

4
Dove devo andare io. E glielo dicevo quando avevo 7 anni, a mia madre!
Praticamente, la pronuncia della mia /gl/ sposta indietro la posizione. Abbasso il palato, stringo, blocco i pilastri… insomma, tutto a puttane.
Io non sento che sbaglio. E anzi, il suono che mi esce quando faccio gli esercizi per mettere la lingua nella posizione giusta mi sembra una cosa oscena.
Devo dire “Lllgl”.
Ho un’aria di Mozart da imparare. E’ provando questa che Fra Stefano (che è il… tirocinante? Mmh?) ha scoperto l’orrore della mia pronuncia e a tentato di porvi rimedio.
Avete capito bene le parole?
Devo chiedere alla professoressa se l’ha fatto apposta o è il destino.

Comunque, le arie delle servette mi piacciono un sacco. Le nobildonne o sono tristi o ingannate o muoiono o impazziscono o… fate voi.
Le servette sono sempre allegre e furbe.
Certo che cantare in successione l’aria di Despina e poi quella di Susanna… c’è da diventare schizofrenici.
Mmmh. Capisco che questa frase avrebbe bisogno di qualche paragrafo di spiegazione per chi non conosce le opere e la psicologia delle due fanciulle… un’altra volta?

5
Ho fatto di nuovo una di quelle spese folli in libreria. Ho fatto incetta di Hornby, che è da quest’estate che mi chiedo se potrebbe diventare il mio prossimo scrittore preferito (e dopo aver letto una raccolta di articoli, cioè!).
High fidelity, How to be good, About a boy (con Hugh Grant e Nicholas Hoult in copertina… cioè, mi sembrava di comprare un dvd)…
Sono libricini minuscoli…. Ma sono scritti in… non so, in 6 pt?
Ho iniziato High fidelity in conservatorio… la parte che ho letto quando ero da sola è da morire dal ridere, poi si è riempito di bambinetti e già capivo una parola si e tre no, poi col casino che c’era…
Qui a casa ho iniziato About a Boy, che, dizionario alla “mano” (installato sul computer) e zero – nove parole cercate per pagina (e scarabocchiate a matita sul libro)… insomma, me la cavo benone.
È un inglese un po’… molto colloquiale, alla fine lo capisco quasi meglio senza dizionario… ma che rabbia se non ti viene come dirlo in italiano!
(E poi ci sono delle frasi che controllandole risultano dei grandi fraintendimenti… ci rido su, ma se dicessi che “alla fine ci sarei arrivata”, mentirei)
Una ragazza mi fa: “Uh, leggi [hornbi]? Che bello! Non fosse che verso la metà del libro si ammoscia…”
“Uhn. Grazie… Ma scusa, come lo pronunci?”
“[hornbi]. Perché?”
“Perché pensavo si dicesse [ho:*nbai]”
“Ah. No. Mmh. Forse hai ragione te.”
Ma io non sono affatto sicura di avere ragione. È lo stesso errore di quei professori che leggevano il cognome di un mio compagno [‘gu:oli] invece di [‘gwo:li].
Boh, mi porterò il dubbio nella tomba.

PS: scusate, ma la o medio bassa non riesco a scriverla, qui sul blog XPP

01/26/2010

Stranamente al lunedì

Archiviato in: Nuovo sotto il sole, Questioni di stile — Tag: — palanmelen @ 12:50 am

Ci si sente un po’ più sollevati!
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01/22/2010

Mew.

Archiviato in: Preferirei evitare, Questioni di stile — Tag:, — palanmelen @ 8:32 pm

“I eat when I’m upset.” Disse Po.
In effetti, ho aperto la Nutella.
Però, di solito I doodle when I’m upset.
Ecco. Fate un po’ voi le proporzioni tra il pasticcio e il mio stato d’animo.

01/20/2010

Porca troia (scusate, ma ci voleva)

Archiviato in: Preferirei evitare — palanmelen @ 8:16 pm

Ieri la profe mi presta un libro che avrà trent’anni (ancora perfetto), per delle fotocopie. Troppo grande per la macchina, troppo vecchio per girarlo come mi pare, lo tratto colle pinze.
Ad un certo punto, un rumorino. Cazzo. L’ho stracciato.
Porca Troia.

Stamattina mi sono alzata ad un orario del cazzo per un esame del cazzo: era alle nove, ma non avevo trovato da nessuna parte l’aula, quindi dovevo andarla a cercare. Era nella sede di città bassa e io ero in città alta. L’ha trovato in internet mia madre. Ma io dove cazzo avevo guardato per non trovarlo? Comunque mancava dieci alle nove. Esame saltato.
Porca Troia. Di nuovo.

Questa sera, terapia ciucciasoldi più cavitazione.
E passare premendo una roba che pizzica e scotta sui punti doloranti per le iniezioni è una forma di sadismo.
Poi, una roba attivatrice di metabolismo cellulare (o cose del genere). Ho le gambe bollenti e del colore della maschera veloce di Photoshop. Per le prossime due ore, per fortuna.
Ah, e entra anche in circolo velocemente, quindi ho anche le guance nello stesso stato.

Non ha neanche senso imprecare.

(Inizio a pensare che quando avrò finito con tutte queste cose non avrò davvero più sensibilità nelle cosce.)

12/31/2009

Finiamo in nero

Archiviato in: Questioni di stile — Tag:, , , — palanmelen @ 9:10 pm

Larù, tempo fa, parlava di neogotico e di Larù+neogotico.
E mi è suonata una campanellina.
(Probabilmente quella che ho al collo.)
Cioè, avevo come al solito voglia di pasticciarmi, ma la scintillina di ispirazione è venuta da lì.
Ma siccome non era abbastanza strambo, ci ho giocato su due interi pomeriggi.
Sì, so come sono le penne dei corvi e che quei getti neri non ci assomigliano. Ma già la palpebra sola era troppo grafica, ci voleva qualcosa di più “morbido”.
Larù? c’è la luna e lo scorpione. Può considerarsi una fan art?

Comunque, AUGURIII!!

12/19/2009

Vanità

Archiviato in: Questioni di stile — Tag: — palanmelen @ 10:55 am

Ne sono cooosì orgogliosa che lo devo mettere anche qui.

12/17/2009

Pensierino per l’anno nuovo

Archiviato in: Questioni di stile — Tag: — palanmelen @ 2:23 pm

Voglio essere lisiana.
Roh. Preparati.

12/03/2009

Horror!

Archiviato in: Questioni di stile — Tag:, , — palanmelen @ 11:48 pm

Sì, lo so che non ci sono portata. Ma la sala del Lollo, di notte, a me ha fatto davvero paura.
Scusate la banalità del titolo. Trovatemene un altro voi.

Il giardino

Era seduto davanti alla tastiera, dava le spalle alla vetrata.
Guardavo dietro di lui. Intuivo, quasi a memoria, il giardino al buio oltre il riflesso della stanza. Al di là della strada c’era una luce bianca, diffusa e smorzata dalla nebbia.
Sotto la coperta, rannicchiata sul divano davanti alla tv accesa, immaginavo il respiro condensarsi nel silenzioso freddo di fuori. Aspettavamo che iniziasse il film; nelle orecchie avevo il mormorio della pubblicità e gli accordi sovrappensiero che lui suonava. Ma sentivo lo scricchiolio dell’erba mentre si chinava sotto il peso dell’umidità.
Era bello di giorno il salotto, colla luce del sole che entrava da tre lati, ma di sera mi dava un’inquietudine vaga, un senso d’esposizione. Quel giorno il buio era arrivato presto.
Mi strinsi la coperta addosso.
Chi poteva arrivare dal giardino? In un paese così piccolo e poco abitato, ci si sente sicuri ovunque. C’erano i lupi nei boschi, sì. Ma l’estate precedente il proprietario in vacanza aveva lasciato libero in giardino il suo coniglio, e nessuno se l’era mangiato.
Alcune case attorno a noi erano vuote, altre abitate da anziani in pensione.
Nessuna minaccia.
Nessuno che camminasse silenzioso verso la casa, lasciando impronte con cinque buchi nel terreno, facendo gemere di paura l’erba, addensando la nebbia con il respiro.
La luce del vicino si spense, probabilmente perché aveva un timer.
L’immagine della sala sul vetro divenne più nitida. Mi aggrappai ai riflessi dei mobili, delle lampade, dell’aria dorata e intima della stanza. Io non c’ero. Dietro di lui (non so, forse era troppo vicino al vetro perché io vedessi il suo doppio), mi sembrava ci fosse ancora e solo buio.
Oh, spostati, spostati, gemetti nella mia mente.
Lui aveva trovato gli accordi giusti per la sua melodia e ora suonava con sicurezza.
-Inizia il film…- gli ricordai. Non sentì nulla nella mia voce.
-Sì.- rispose senza distrarsi. Era una vecchia canzone d’amore e disperazione. Perché gli avevo chiesto di suonarla?
Chi c’era nel giardino che si avvicinava alla casa lasciando impronte d’artigli sul terreno?
Chi era a far rabbrividire le piante di paura?
Avevo gli occhi secchi, non riuscivo a chiuderli. Guardavo e aspettavo che apparisse dietro di lui.
Era vicino, vicino, a un passo, ma non lo vedevo ancora.
Lui sbagliò un accordo, strinse le spalle per il fastidio del suono.
Era una corona bianca attorno al nulla, una mascella slogata contro il vetro.
Chiusi finalmente gli occhi. Buio.
Non c’era nessuno fuori. Nessuno.
Se ci fosse stato un lupo a proteggerci!
-Ehi… ma… l’hai sentito anche tu? Sembrava… qualcosa che ha picchiato contro il vetro…-
I lupi, i lupi, sì. I lupi che ringhiano di rabbia. I lupi che guaiscono feriti da qualcosa che
No.

Mi girai verso la tv. -No. Non ho sentito nulla. Vieni.-
-Sì…- lo disse come se lo stessi assillando.
Mi passò davanti, andò alla sua poltrona. -Domani te la suono e tu la canti.-
-Sì.- risposi. Titoli di testa. Alzai il volume.
Un uomo in una strada buia. La sua voce fuori campo che ci diceva quanto la sua vita fosse pericolosa. Quanto ci saremmo dovuti tenere per mano come bambini, ascoltando la sua storia.
Un film per cui avrei dovuto avere paura.
Sì, mi dicevo, vedendo passare mostri di pixel così reali da poter contare i loro peli, le loro squame.
Sì, dovrei aver paura dei denti aguzzi nella bocca di un bell’uomo, mentre squartano con dolcezza animalesca il collo di morbida, giovane vittima.
Ma il divano era contro una vetrata e sentivo il freddo del vetro filtrare attraverso i cuscini. Per quanto scivolassi in basso, per quanto mi acquattassi sotto la coperta, mi sembrava di avere qualche pezzo di corpo esposto.
Mi sembrava di essere in giardino, di sentire il fiato freddo della notte contro le orecchie, di vedere riflesso sullo schermo un ghigno fluorescente, enorme, risaltare così bene sul rosso opaco di una ferita.
Chiusi ancora gli occhi, mi strinsi così velocemente da far rumore.
Lui si voltò verso di me, sorridendo. -Dai, non dirmi che ti ha spaventato.-
-Non mi ha spaventato.- mormorai.
-Ceerto.- ridacchiò, tornò a guardare il film.
Non mi ha spaventato, sciocco ragazzo, cieco ragazzo. Se fossimo in quei film che ti piacciono tanto, non dovresti proteggermi? Potrei lasciarlo entrare, potrei lasciare che giochi con te.
No.

Aprii gli occhi. L’eroe nel film salvava la ragazza, con una mano sola la tirava sul tetto di una casa.
Poi le confessava che anche lui era un mostro, ma un mostro buono.
Mostri buoni che salvano ignari esseri umani dai mostri cattivi. Mostri che ghignano in un giardino buio, accucciati come cani che aspettano che il padrone lanci loro qualcosa da mangiare.
Mangia qualcos’altro, va a caccia. Domani lui deve suonare per me una canzone.

11/22/2009

Nostalgia anni ‘90

Archiviato in: Preferirei evitare — Tag:, — palanmelen @ 5:59 pm

Non ricordo quale di queste due è stata la mia prima barbie. Propendo per quella senza orecchini (li staccavo assieme agli anelli). Però anche l’altra mi da una sensazione strana, magari era la mia preferita. Boh.
Sono due delle barbie vecchie che terrò in stanza. Mi ricordo anche quella con il vestito di tulle rosa colle farfalle che muovevano le ali se ci passavi vicino colla calamita. Ma non trovo più il vestito e non sono sicura di aver individuato il corpo giusto, che quindi finisce in soffitta con le altre (mi spiace). Anche la barbie fatina con le ali di plastica con cui fare le bolle di sapone era tra le prime, primissime (ha un orecchino solo), ma, non so, non mi ispira.

Metto via vestiti, macchina, cavallo, mobili, anche quelli di legno. Tranne il pianoforte, che terrò vicino per ricordarmi perché ho sacrificato le mie unghie. E le sacrificherò per i prossimi tre anni della mia vita (se ho capito quanto dura il corso di pianoforte complementare).
Già non le sopporto e non sono ancora corte quanto serve!

Assieme alle due barbie lì sopra, staranno le due nuove di quest’anno. Mi sembra un buon modo per festeggiare l’ultimo anno di questa decina, no?

Sono ancora abbastanza giovane da usare “non voler crescere” invece di “non voler invecchiare”.
Peccato che la generazione dei miei coscritti sia sempre stata vecchia.
Mh, non tutti ovviamente.
Mh Mh. Forse solo chi ha fatto il Sarpi.

11/13/2009

Mio stizzoso!

Archiviato in: Ma insomma! — Tag: — palanmelen @ 9:39 pm

GL mi fa stizzire come pochi. E sì, ora sono abbastanza stizzita.
Ma cosa dico a uno che mi risponde così?
Come dire, o li odi o li ami, neh!

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