Palanmelen's Blog

12/31/2009

Finiamo in nero

Archiviato in: Questioni di stile — Tag:, , , — palanmelen @ 9:10 pm

Larù, tempo fa, parlava di neogotico e di Larù+neogotico.
E mi è suonata una campanellina.
(Probabilmente quella che ho al collo.)
Cioè, avevo come al solito voglia di pasticciarmi, ma la scintillina di ispirazione è venuta da lì.
Ma siccome non era abbastanza strambo, ci ho giocato su due interi pomeriggi.
Sì, so come sono le penne dei corvi e che quei getti neri non ci assomigliano. Ma già la palpebra sola era troppo grafica, ci voleva qualcosa di più “morbido”.
Larù? c’è la luna e lo scorpione. Può considerarsi una fan art?

Comunque, AUGURIII!!

12/19/2009

Vanità

Archiviato in: Questioni di stile — Tag: — palanmelen @ 10:55 am

Ne sono cooosì orgogliosa che lo devo mettere anche qui.

12/17/2009

Pensierino per l’anno nuovo

Archiviato in: Questioni di stile — Tag: — palanmelen @ 2:23 pm

Voglio essere lisiana.
Roh. Preparati.

12/03/2009

Horror!

Archiviato in: Questioni di stile — Tag:, , — palanmelen @ 11:48 pm

Sì, lo so che non ci sono portata. Ma la sala del Lollo, di notte, a me ha fatto davvero paura.
Scusate la banalità del titolo. Trovatemene un altro voi.

Il giardino

Era seduto davanti alla tastiera, dava le spalle alla vetrata.
Guardavo dietro di lui. Intuivo, quasi a memoria, il giardino al buio oltre il riflesso della stanza. Al di là della strada c’era una luce bianca, diffusa e smorzata dalla nebbia.
Sotto la coperta, rannicchiata sul divano davanti alla tv accesa, immaginavo il respiro condensarsi nel silenzioso freddo di fuori. Aspettavamo che iniziasse il film; nelle orecchie avevo il mormorio della pubblicità e gli accordi sovrappensiero che lui suonava. Ma sentivo lo scricchiolio dell’erba mentre si chinava sotto il peso dell’umidità.
Era bello di giorno il salotto, colla luce del sole che entrava da tre lati, ma di sera mi dava un’inquietudine vaga, un senso d’esposizione. Quel giorno il buio era arrivato presto.
Mi strinsi la coperta addosso.
Chi poteva arrivare dal giardino? In un paese così piccolo e poco abitato, ci si sente sicuri ovunque. C’erano i lupi nei boschi, sì. Ma l’estate precedente il proprietario in vacanza aveva lasciato libero in giardino il suo coniglio, e nessuno se l’era mangiato.
Alcune case attorno a noi erano vuote, altre abitate da anziani in pensione.
Nessuna minaccia.
Nessuno che camminasse silenzioso verso la casa, lasciando impronte con cinque buchi nel terreno, facendo gemere di paura l’erba, addensando la nebbia con il respiro.
La luce del vicino si spense, probabilmente perché aveva un timer.
L’immagine della sala sul vetro divenne più nitida. Mi aggrappai ai riflessi dei mobili, delle lampade, dell’aria dorata e intima della stanza. Io non c’ero. Dietro di lui (non so, forse era troppo vicino al vetro perché io vedessi il suo doppio), mi sembrava ci fosse ancora e solo buio.
Oh, spostati, spostati, gemetti nella mia mente.
Lui aveva trovato gli accordi giusti per la sua melodia e ora suonava con sicurezza.
-Inizia il film…- gli ricordai. Non sentì nulla nella mia voce.
-Sì.- rispose senza distrarsi. Era una vecchia canzone d’amore e disperazione. Perché gli avevo chiesto di suonarla?
Chi c’era nel giardino che si avvicinava alla casa lasciando impronte d’artigli sul terreno?
Chi era a far rabbrividire le piante di paura?
Avevo gli occhi secchi, non riuscivo a chiuderli. Guardavo e aspettavo che apparisse dietro di lui.
Era vicino, vicino, a un passo, ma non lo vedevo ancora.
Lui sbagliò un accordo, strinse le spalle per il fastidio del suono.
Era una corona bianca attorno al nulla, una mascella slogata contro il vetro.
Chiusi finalmente gli occhi. Buio.
Non c’era nessuno fuori. Nessuno.
Se ci fosse stato un lupo a proteggerci!
-Ehi… ma… l’hai sentito anche tu? Sembrava… qualcosa che ha picchiato contro il vetro…-
I lupi, i lupi, sì. I lupi che ringhiano di rabbia. I lupi che guaiscono feriti da qualcosa che
No.

Mi girai verso la tv. -No. Non ho sentito nulla. Vieni.-
-Sì…- lo disse come se lo stessi assillando.
Mi passò davanti, andò alla sua poltrona. -Domani te la suono e tu la canti.-
-Sì.- risposi. Titoli di testa. Alzai il volume.
Un uomo in una strada buia. La sua voce fuori campo che ci diceva quanto la sua vita fosse pericolosa. Quanto ci saremmo dovuti tenere per mano come bambini, ascoltando la sua storia.
Un film per cui avrei dovuto avere paura.
Sì, mi dicevo, vedendo passare mostri di pixel così reali da poter contare i loro peli, le loro squame.
Sì, dovrei aver paura dei denti aguzzi nella bocca di un bell’uomo, mentre squartano con dolcezza animalesca il collo di morbida, giovane vittima.
Ma il divano era contro una vetrata e sentivo il freddo del vetro filtrare attraverso i cuscini. Per quanto scivolassi in basso, per quanto mi acquattassi sotto la coperta, mi sembrava di avere qualche pezzo di corpo esposto.
Mi sembrava di essere in giardino, di sentire il fiato freddo della notte contro le orecchie, di vedere riflesso sullo schermo un ghigno fluorescente, enorme, risaltare così bene sul rosso opaco di una ferita.
Chiusi ancora gli occhi, mi strinsi così velocemente da far rumore.
Lui si voltò verso di me, sorridendo. -Dai, non dirmi che ti ha spaventato.-
-Non mi ha spaventato.- mormorai.
-Ceerto.- ridacchiò, tornò a guardare il film.
Non mi ha spaventato, sciocco ragazzo, cieco ragazzo. Se fossimo in quei film che ti piacciono tanto, non dovresti proteggermi? Potrei lasciarlo entrare, potrei lasciare che giochi con te.
No.

Aprii gli occhi. L’eroe nel film salvava la ragazza, con una mano sola la tirava sul tetto di una casa.
Poi le confessava che anche lui era un mostro, ma un mostro buono.
Mostri buoni che salvano ignari esseri umani dai mostri cattivi. Mostri che ghignano in un giardino buio, accucciati come cani che aspettano che il padrone lanci loro qualcosa da mangiare.
Mangia qualcos’altro, va a caccia. Domani lui deve suonare per me una canzone.

11/22/2009

Nostalgia anni ‘90

Archiviato in: Preferirei evitare — Tag:, — palanmelen @ 5:59 pm

Non ricordo quale di queste due è stata la mia prima barbie. Propendo per quella senza orecchini (li staccavo assieme agli anelli). Però anche l’altra mi da una sensazione strana, magari era la mia preferita. Boh.
Sono due delle barbie vecchie che terrò in stanza. Mi ricordo anche quella con il vestito di tulle rosa colle farfalle che muovevano le ali se ci passavi vicino colla calamita. Ma non trovo più il vestito e non sono sicura di aver individuato il corpo giusto, che quindi finisce in soffitta con le altre (mi spiace). Anche la barbie fatina con le ali di plastica con cui fare le bolle di sapone era tra le prime, primissime (ha un orecchino solo), ma, non so, non mi ispira.

Metto via vestiti, macchina, cavallo, mobili, anche quelli di legno. Tranne il pianoforte, che terrò vicino per ricordarmi perché ho sacrificato le mie unghie. E le sacrificherò per i prossimi tre anni della mia vita (se ho capito quanto dura il corso di pianoforte complementare).
Già non le sopporto e non sono ancora corte quanto serve!

Assieme alle due barbie lì sopra, staranno le due nuove di quest’anno. Mi sembra un buon modo per festeggiare l’ultimo anno di questa decina, no?

Sono ancora abbastanza giovane da usare “non voler crescere” invece di “non voler invecchiare”.
Peccato che la generazione dei miei coscritti sia sempre stata vecchia.
Mh, non tutti ovviamente.
Mh Mh. Forse solo chi ha fatto il Sarpi.

11/13/2009

Mio stizzoso!

Archiviato in: Ma insomma! — Tag: — palanmelen @ 9:39 pm

GL mi fa stizzire come pochi. E sì, ora sono abbastanza stizzita.
Ma cosa dico a uno che mi risponde così?
Come dire, o li odi o li ami, neh!

11/11/2009

Di nuovo.

Archiviato in: Nuovo sotto il sole, Preferirei evitare — palanmelen @ 3:07 am

Bronchite. Forse. Perché di solito la febbre non mi viene.
E invece ho passato i 38.
Anche con la tachipirina.

Ora riprovo a dormire.
Da seduta.
Sdraiata, soffoco.
Sarà il peso del seno. E della gatta.

11/09/2009

Leggere W. 2.

Capita che io stia leggendo Un giorno, cose terribili (L. Botti). E che mi metta a pensare: “Toh, sacrifici di bambini, un ragazzino ‘magico’ per protagonista… Umh. Ah, ecco! Wunderkind!”
E capita che io mi ricordi che stavo scrivendo qualcosa. Che non ho più postato. Che è qui sul mio desktop dal… 19 settembre.
Cioè, non so se vi rendete conto.
Archiviamo quello che ho scritto a settembre, vi va?

Comunque, a parte i sacrifici e i ragazzini superdotati, una cosa che li accomuna (i libri, non i superdotati) secondo me, è la critica.
Penso fosse Larù (che sarebbe Lara Manni, per la cronaca), a scrivere, qualche decennio fa del grande scarto tra la psicologia del personaggio e come lui scrive su msn. Lei ed altri, certo.
Somma Maestà (il gatto), Larù del mio core. Permettetemi di dissentire.
Premetto che quella traduzione è anche solo per lo sforzo un gioiello. Passare da un linguaggio non convenzionale a un altro linguaggio non convenzionale.
Premetto che un ragazzo non è un geniaccio solo perché legge Tolkien.
Premetto che a dodici anni (o all’età che ha, insomma), uniformarsi agli altri non è una questione di stile o di branco, ma significa solo “avere dodici anni”.
Premetto che le nuove generazioni di francesi parlano in un modo che noi dobbiamo ringraziare da noi stia scomparendo solo il congiuntivo, e premetto che quando scrivono messaggi, chat o robe del genere, il loro linguaggio diventa un codice inaccessibile.
Ecco, ho premesso tutto e non ho più niente da dire.
Anche a me da fastidio tutto quel “kappeggiare”, tagliuzzare, punteggiare e interpretare. È che io non conosco quel particolare gioco linguistico. Colpa mia che son vecchia, che non ho letto il libro in originale, che non sono una giovane francese (senza offesa, ma grazie al cielo!).

In W. Caius. Questo è stato scritto da Gamberetta, anche qui, mesi e mesi e mesi e mesi fa. “Questo” è che non va bene quando all’inizio GL dice che siccome il poverello era la versione tisica di Klara (quella di Heidi), e quei bastardi dei suoi genitori non gli avevano mai comprato il nintendo, allora era più intelligente degli altri.
Allora, io non mi pronuncio sul piano tecnico, perché lì sono una mezza sega e punto. Però a me non ha dato ne fastidio ne ha fatto tristezza (umh. “fare tristezza” esiste?).
Perché: 1. Io leggo il libro come se GL mi stesse raccontando una storia. 2. So che quella è un’opinione sua personale, e non capisco perché non dovrebbe esserci. 3. Mi ha dato il pretesto, all’epoca (la scorsa estate) di esclamare vittoriosa: “Ah! ’79!”, ricordando che giochini penosi c’erano negli anni ottanta, tipo quello in cui dovevi spostare l’omino per fargli prendere i pesci che saltavano fuori dall’acquario (gioco a cui ho giocato anch’io – finché mia sorella non se l’è ripreso- visto che i miei genitori non mi avrebbero preso un videogioco neanche a pagarli oro, neanche a riordinare camera mia, siccome erano convinti –ora, visto i risultati, si sono ricreduti- che mi avrebbe spappolato il cervello). Sì, ok, non c’erano solo i giochini penosi, ma sono stata segnata anch’io dall’assenza dei videogiochi durante la mia infanzia. Posso esternare liberamente la mia invidia sul mio blog? 4. Non sono d’accordo, e allora? Come direbbe GL, non sono abbastanza grande/intelligente per capire queste cose. Allora gli risponderei: “gnè gnè”, allora lui direbbe: “sei proprio leghista”. Ma la cosa mi attizza, non m’intristisce proprio.
Comunque. Il punto fondamentale è che mi piace sentire la voce dell’autore.
Perché il lettore dovrebbe vedere la storia stessa e non l’autore? L’autore esiste. La storia no (sì, esiste come storia, ma non sofistichiamo!). E per fortuna.
Già ho i mostri sotto il letto, ci mancano solo gli squilibrati gonfiati e plasticosi che si fanno scoppiare in centro città. (Intanto abbiamo i terroristi. Non so cosa sia meglio)

Proseguiamo colle prodezze critiche di Gamberetta. Insomma, non così a caso. Avevo detto (a GL?) che non ero propriamente d’accordo con la sua recensione, a cui ero arrivata in un modo arzigogolatissimo (del tipo: blog di GL – blog di Fabrizio – recensione di Gamberetta). Non voglio sollevare questioni, partiti, cazzate varie su questo e su quello che dirò, ok?
Però, permettetemi una specificazione.
GL? Sì, lo so che sei qui, trasparente come un fantasma (brutto comunista, non è che mi lasci un saluto, neh? Bastardo… che la lega colpisca te e i tuoi figli fino alla settima generazione!). Sono una tua *fan*? Se sono una leccaculo non lo sai, visto che di persona non ci conosciamo (per tua fortuna).
Ok, mi devo confessare: il rimming mi piace da bestia.

“Paulus si mosse a disagio, osservando un affresco il cui soggetto non era solo volgare, ma addirittura sinistro. La vernice con cui era stato disegnato, di un appariscente rosso scarlatto, doveva essere stata di qualità scadente, perché una miriade di gocce e sbavature si dipanavano dalla figura centrale dando allo spettatore un’idea di malsano sadismo.” Etc etc.
Dice che non è una descrizione, perché non ha oggetto.
Io mi ero chiesta, leggendo il libro, che descrivesse.
Descrive la vernice rossa e la sensazione.
Allora: abbiamo un posto oscuro che puzza di “magia nera” (ehm. Permuta liberale?) da far invidia ad un pesce morto da una settimana. Paulus sta seguendo il fratello che è fuori come una corona di Natale. Quello che vedo io è luce rossa e ombre senza contorni.
C’è qualcosa da descrivere? O è tutta una fantasia di Paulus? GL doveva dirci: c’è il cartellone della pubblicità della crema solare, quella del cagnolino che smutanda la bimba?
Che tra l’altro, se non ho letto male, sti due stanno girando in un posto illusorio.
Che deve descrivere? Le sensazioni. E lo fa.
Ciao.
(Ah. E se davvero quelli della Mondadori erano convinti che W fosse un libro per ragazzi… ditemi, come avrebbe potuto GL scrivere qualcosa di veramente scabroso senza subire l’attacco del Moige?)

Riguardo all’appunto (chiamiamolo così) che fa sulla scena in cui Caius è mezzo svenuto sulla spalla di Gus…. Sinceramente non ho capito quale fosse il problema.
Che avrebbe dovuto far vedere, nel momento in cui usa gli occhi, le orecchie, l’intestino di Caius, che guarda caso in quel momento è peggio che fumato? Anzi, secondo me il risultato finale è addirittura realistico.
E poi, scusate: chi obbliga a descrivere tutto col lanternino? Mica è un film di Tarantino. Mica è un manuale di chirurgia. Secondo i miei standard c’è addirittura troppo sangue, ringrazio il cielo che mi abbia risparmiato alcune cose. Che abbia alleggerito il carico.
Altrimenti lo piantavo lì (il libro, non GL), vaffanculo e tanti saluti.
Cos’è, la fiera del sadico? La masturbazione del carnefice? Ci vuole anche un po’ di pudore, certe volte.

La falsità.
1.“Aveva paura. Quella nuova, terribile sensazione aveva piantato gli uncini nella sua carne per la prima volta soltanto quattro giorni prima, e ora sembrava essere diventata la sua fedele compagna.”
2.“Il sangue sgorgava e spruzzava, mentre il Chanyde non si ribellava al suo assalto, inerte. Buliwyf poteva avvertire l’afrore del sangue nelle narici, poteva gustarne il sapore (dolce, oh, quanto dolce!) nella bocca e persino vedere giochi d’ombra tra i fumi di vapore che salivano dalle ferite aperte.”
1. Che c’è di male in “fedele compagna”? Sì, magari uno di quattordici anni penserebbe “quella troia mi sta attaccata al culo”, ma uno di trenta, almeno quando scrive, è più fine. Non mi sembra una cosa scontata. Mi sembra ironicamente malinconica. Da “adultino”, sì: ma cosa impedisce che Caius lo sia? Prima cosa. Seconda cosa: cosa impedisce all’autore di prendere il pensiero della sua creatura e dargli una forma più bella?
2. Che c’è di male in “dolce, oh, quanto dolce!”? Trattandosi di un licantropo, sarebbe stato meglio “dolce, Uh, quanto dolce!”. Lei non dice/pensa “Oh”, e altri amorosi sospiri. E non pensa che possa dirli/pensarli un tipo come Buliwyf, che tanto per rimanere nel suo ruolo di brutto e cattivo, sta insieme ad una “donna” che nemmeno più toccare. Certo, Buliwyf è lo stereotipo del lupo mannaro, neh? È quello che non sospirerebbe mai (alt! Perché “Oh” in genere indica una cosa del genere. Un fiato, un sospiro, un’esternazione vocale di estasi. Se la scambiate per “O” vocativo o qualcos’altro… beh, non so che dirvi) di piacere mentre sente il sapore del sangue. NEH?

Lo spostamento del punto di vista.
Quando la professoressa nota (Così!! Per caso!! Ma ci rendiamo conto!!) che il nome di Caius scompare dal registro.
Fa niente se intanto Caius sta sparendo dalla realtà.
Fa niente se la scuola stessa sta diventando un’entità fantasma.
FA NIENTE! Capito?!

Il figo tatuato.
Che sarebbe Gus, giusto?
Ecco, de gustibus etc etc.
Però, dai. Un pelatone pompato tipo metallaro con giubbotto di serie. Un… un… (Spoiler) insetto.
Bleah!
Che gusti, signorina.
Ma non è molto più figo Buliwyf?

Lawful good contro chaotic evil.
Questa me la segno.
Fa niente se i good cercano di far fuori un ragazzino di quattordici anni, neh?

Ecco. Con questo terminerei.

Anzi, con altre notine (che magari ho già detto).
Non ho idea di chi sia Gaiman o Barker. E francamente non mi interessa poi molto.
Non ho mai letto la Troisi. Non credo che i suoi libri contengano la chiave di lettura per quelli di GL, quindi non la leggerò neanche ora.
GL, non trattar male Demonio, che non ha ancora comprato il tuo libro, a quanto mi risulta.

(PS: Un paio di scuse per aver tardato tanto le ho. 1. Non ho particolare voglia di scrivere al computer. Fosse stata una conversazione telefonica, mi sarei addirittura dilungata. 2. Una scusa si chiama “esame di ammissione di canto”. 3. Un’altra si chiama “dramma pazzesco per orrendo ripiego universitario dell’ultima ora”. 3. Poi c’è “yeeeh, inizio del conservatorio”. 4. “FRANCESEEEEEEEEEEEEEEEE”.
Sì, sono due paia di scuse.)

10/28/2009

Ad oggi (varie ed eventuali)

Archiviato in: Nuovo sotto il sole, Preferirei evitare — palanmelen @ 10:19 pm

Oggi ho iniziato la nuova terapia, quella dal nome irricordabile. Addio!, meso, dopo quasi sei anni di sedute e nulla di fatto (certo, magari senza sarei messa peggio).
Questa cosa dovrebbe sciogliere il grasso e quindi sbloccare la circolazione (cosa di cui sono molto scettica).
Intanto quasi piango dal male e mi viene da svenire a pensare che domani starò in giro fino alle sette (di sera…). Non riesco neanche a camminare, sembra che me la sia fatta addosso.
Atroce.

Certo, guarire sarebbe un sogno. Anche se ormai mi porto dietro questo handicap da così tanto che mi sono rassegnata. Comunque, le cose che mi ha impedito di fare non potrò più ritentarle, e la sofferenza (fisica e mentale) che mi ha procurato (scusate se cado nel drammatico), ormai mi ha segnata profondamente.
Handicap. Non è una parola forte. La mia è una disabilità che mi ha procurato un disagio sociale.
Certo, se una persona (non un medico), mi guarda, non pensa che io sia malata. Al massimo pensa che sia sovrappeso (mentre il mio BMI dice che io sono quasi gravemente obesa).
Però avevo passato metà della mia vita da magra & relativamente alta, avevo delle aspirazioni su come usare il mio corpo, avevo una certa impostazione nelle relazioni cogli altri data dal mio essere effettivamente carina (quelle che si chiamano “ninfette”, presente?). Questa cosa, prima mi ha espulsa violentemente dal mondo di una delle mie più grandi passioni, la danza, poi mi ha pian piano tagliata fuori dalle relazioni sociali, e a tredici anni non è una bella cosa.

Ora, vi avviso, parto per la tangente.
Io ballavo, da bambina. Non per sport, intendo. Alla scuola materna (mi hanno raccontato), quando le maestre volevano tener buoni i bambini, mettevano la musica e io iniziavo a ballare. Allora gli altri bimbi si mettevano intorno a guardarmi e lì restavano finché non mi fermavo, e io andavo avanti finché c’era musica.
Ho iniziato danza nel novembre del 2000, se non ricordo male. Avevo già questo problema alle gambe, ci sono nata, ma allora non si notava, anche se la mia pubertà era agli sgoccioli e già avevo iniziato a ingozzarmi.
Danza classica. Mi sentivo una diva, mi sentivo un cigno, un foglio di carta. Ero magra e già si intravedeva la donna nel mio corpo (che a pensarci non era un buon segno, visto che quando finisce la pubertà finiscono di allungarsi le gambe. Ma tanto le ballerine devono essere basse, pensavo). Ero brava, ero portata, musicalmente e (mi vien da ridere) fisicamente. Se n’erano accorte anche le insegnanti. Avendo iniziato a metà anno, dal nulla, non potevano farmi fare gli esami, ma “ancora un anno!”, dicevano. Peccato che gli esami li facessero ogni due anni, e di lì a due anni la mia situazione era già pessima.

E’ così. Tanto avevo ricevuto e tanto ho perso. Grazia e elasticità su un piatto, sull’altro la disfunzione e la bulimia. Come col canto: tonsillite cronica e predisposizione alle malattie dell’apparato respiratorio da una parte, la mia determinazione e predisposizione alla vocalità lirica dall’altra.
(Sì, sono raffreddata)
Adesso mi manca (quasi sento che è questione di tempo) un tumore all’utero, alle tube o alle ovaie per compensare il mio forte istinto materno, e sono a posto.

Mia madre è un pelino irritata perché mi sono comprata delle pietre e perché ho chiesto i fiori australiani in farmacia.
Faccio la figura della pirla? Forse.
In realtà non mi interessa sapere se sono le “vibrazioni” di questo e quello oppure è solo auto convincimento. Mi interessa avere qualcosa che focalizzi la mia forza, la mia determinazione e la mia sicurezza, che le concretizzi, che me le faccia vedere, toccare, annusare. Che sia un sassolino azzurro o verde, che sia l’essenza di un fiore, che sia la mia gatta che mi viene a cercare quando ha fame.
Mi interessa che io riesca ad affrontare le mie paure e le mie insicurezze, soprattutto quando canto, quando canterò in pubblico.
Alzerò il mio calcedonio e mi dirò: “Guarda, hai scelto questa pietra. Canterai così, azzurra, celeste e trasparente come una nuvola. Variegata come un’emozione vera, sfumata e repentina.”.
Alzerò la fluorite e mi dirò: “Guarda, hai scelto questa pietra. Ti sentirai così, trasparente e cupa, stabile e pacifica come il verde scuro, armonica ed equilibrata come il blu, sicura e autosufficiente come il viola.”.
Poi alzerò le mie ametiste e mi dirò: “Due ancora un po’ più diverse no, eh? Scegli quella che vuoi essere oggi!”

10/20/2009

Eeeeh!!

Archiviato in: Nuovo sotto il sole — Tag:, — palanmelen @ 6:55 pm
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